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ANAP Torino: riflessioni d’inizio anno

Se si tengono sott’occhio gli  indicatori demografici della città metropolitana di Torino negli ultimi anni (dal 2002 al 2015), scopriamo che la struttura della sua popolazione è di tipo regressivo, perché, ad esempio, nel 2015 l’indice di vecchiaia per la città Metropolitana di Torino ci dice che ci sono 183,9 anziani ogni 100 giovani. L’indice di ricambio, essendo di 147,4 ci dice che la popolazione in età lavorativa è anziana (tra i 55-64 anni); infine appuriamo  che l’età media della popolazione residente  è passata da 43,3 anni del 2002 a 45,4 nel 2015.

Da fonte UrBes 2015 – Rapporto sul benessere equo e sostenibile nelle città , sulla base di più di 60 indicatori – apprendiamo  pure che il tasso standardizzato di mortalità per demenze e malattie del sistema nervoso a livello metropolitano torinese è del 28,9% su ogni 10.000 persone over 65 e che la speranza di vita si attesta a 80 anni per i maschi e a 84 anni per le femmine. La volta scorsa  abbiamo già ricordato la costante crescita di reati  (truffe e rapine) riguardanti i meno giovani.

Dunque, l’Anap Torino non può che sottoscrivere l’opinione  del Direttore Menicacci sul numero di dicembre di Persone e Società che sottolinea come gli anziani non siano capaci solamente di fare attraversare i bambini davanti alle scuole  o di fare babysitteraggio nel loro ruolo di nonni, sgravando il welfare pubblico da oneri  di sua competenza. E’ stata questa, sinora,  una scelta al ribasso che confina l’anziano a voce sostanzialmente passiva dell’economia. In altri termini, in attesa che  l’ “industria dell’anziano” si evolva quanto basti, le istituzioni  non si sono ancora organizzate  a chiedere/ricevere il contributo costruttivo di una parte specifica della popolazione che è in costante crescita e ciò è tanto più contradditorio se si considerano i risvolti negativi dell’emarginazione sociale dei meno giovani sul loro benessere psico-fisico. E una scelta penosa senz’altro se la si riferisce al mondo artigiano, dove le conoscenze acquisite in una vita lavorativa vanno buttate al vento. Speranze di cambiamenti poche anche perché  nei programmi di governo e elettorali dei vertici politici regionali e metropolitani la voce “anziani” non figura una priorità. Con buona pace della UE che invita ad incentivare le politiche di invecchiamento attivo e della solidarietà tra le generazioni.

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