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ZONA ROSSA: INDAGINE DI CONFARTIGIANATO TORINO SUL CALO DI FATTURATO

Parrucchieri e centri estetici: calo del fatturato: -100%

Calzolai e sartorie:-75,8%

Pulitintolavanderie: -80%

Food: -54,5%

Taxi e tour operator: -79%

Edilizia: +35%

Dino De Santis (Presidente di Confartigianato Torino): “Rispetto al lockdown di un anno fa la situazione è ancora più drammatica, le imprese hanno dato fondo ai risparmi per resistere. Per quanto riguarda il Decreto Sostegni, rileviamo la scarsa portata dei sostegni a fondo perduto destinati alle imprese”.

A un anno circa dal primo lockdown, Confartigianato Torino ha effettuato un’indagine interna su un campione di associati per quantificare l’impatto che la crisi sanitaria sta procurando in termini di contrazione del fatturato nei diversi comparti dell’artigianato
dopo il passaggio del Piemonte in zona rossa (15 marzo scorso).In primis, ovviamente, tutti i settori che per Decreto sono chiusi, in particolare parrucchieri e centri estetici, per i quali il calo del fatturato è del 100%.

Il settore del benessere è tra i comparti maggiormente colpiti in quanto, dall’inizio della pandemia, sono stati tra i primi a chiudere e gli ultimi a riaprire – commenta Dino De Santis, Presidente di Confartigianato Torino – Questa ulteriore chiusura forzata decreterà la cessazione di un terzo delle imprese entro la fine dell’estate”.

Il settore moda (calzolai e sartorie per riparazione) ha registrato una flessione del 75,8%.

“Il settore moda, già pesantemente penalizzato da un annus horribilis, rischia di perdere, come già avvenuto per la scorsa primavera-estate, il fatturato stagionale – riprende
De Santis – Le imprese finiranno con il vendere la merce in saldo per tentare di recuperare almeno il capitale investito. Per quanto riguarda il settore moda della riparazione (sartorie e calzolai), si evince che, a causa dalla impossibilità di spostamento tra Comuni e per il fatto che molti calzolai spesso sono ubicati all’interno dei centri commerciali (chiusi il sabato e la domenica), la flessione del fatturato sfiora il 76%”.

Per
le pulitintolavanderie, il nuovo lockdown sta facendo scendere i ricavi dell’80% circa.

“I dati che emergono dall’indagine interna riflette
Dino De Santis – ci preoccupano molto. A rischiare la chiusura sono soprattutto le imprese artigiane di piccole dimensioni, strutturalmente più fragili ed esposte. Questo lockdown sta mettendo in ginocchio intere filiere come il settore legato agli eventi, la moda ma anche le pulitintolavanderie che sono di fatto aperte ma che hanno registrato un importante calo di fatturato legato anche al fatto che le persone lavorando di più in smart working ricorrono meno al loro servizio. Il dimezzamento delle presenze turistiche associato a restrizioni sulla mobilità delle persone nell’anno della pandemia, ha influito sull’attività di ristoranti e alberghi e sull’utilizzo, e la relativa manutenzione, di capi di abbigliamento. La chiusura degli impianti sciistici ha ridotto la manutenzione dell’abbigliamento tecnico. Inoltre la cancellazione di eventi e cerimonie ha ridotto l’utilizzo del vestiario di più elevata qualità, su cui viene richiesto un maggiore utilizzo dei servizi di pulitintolavanderia.”

Il settore del food rappresentato in Piemonte da oltre 4mila imprese artigiane (gelaterie, pasticcerie, rosticcerie artigiane, pizzerie artigiane, ecc.) sta soffrendo ancora: nonostante sia permesso il servizio di asporto e il delivery, il settore sta registrando un calo di fatturato del 54,5%.

“Occorre segnalare – aggiunge
De Santis – che per le imprese artigiane che lavorano nel settore legato al food le agevolazioni del Comune di Torino sulla Tari sono poca cosa considerato il fatto che la produzione di rifiuti è quasi nulla e il delivery non è sufficiente per poter affrontare tutte le spese”

Anche il settore rappresentato dai taxi, tour operator e da tutto il trasporto privato sta soffrendo ancora.
Un settore che continua ad essere bloccato per i limiti della circolazione turistica, per il diffuso ricorso allo smart working e per la limitazione di eventi con tutto il loro variegato indotto. Secondo l’indagine, infatti, questo settore già pesantemente penalizzato nel 2020, sta registrando un calo di fatturato pari al 79%.

“Dietro alle nostre aziende ci sono centinaia di dipendenti, le loro famiglie e una filiera composta da innumerevoli fornitori, meccanici, gommisti, ecc. Se il Governo adottasse per il comparto lo stesso trattamento che riserva al settore pubblico – incalza
De Santis – molte imprese potrebbero sopravvivere e far fronte agli impegni finanziari.”

Cambio di segno, invece, per l’edilizia
. Gli incentivi fiscali, infatti, hanno finalmente prodotto un segnale incoraggiante per la filiera (edilizia, impianti, serramentisti…), non tanto per il superbonus del 110%, molto complesso e forse non realizzabile dalle piccole e piccolissime imprese, ma per il bonus facciate al 90%, che impegnerà gran parte delle imprese fino a fine anno, in attesa di una proroga per poter eseguire tutti lavori richiesti. La maggior parte del campione vede in prospettiva un aumento del fatturato pari al 35%.

Tasto dolente è sempre, però, la situazione della liquidità
del comparto, infatti tutti i committenti chiedono lo sconto in fattura con la cessione del credito e a loro volta le imprese devono poter cedere il credito agli istituti bancari o assicurativi, ma i tempi sono dilatati e non certi. A volte le banche non concedono i prestiti ponte necessari e indispensabili per poter eseguire i lavori, pagare i dipendenti e i fornitori. Confartigianato Torino richiede una maggiore velocità nelle pratiche finanziarie degli istituti di credito, altrimenti lo sforzo per far ripartire il comparto sarà colto solo dalle grandi imprese o consorzi che possono far fronte per situazioni pregresse di posizioni di credito o disponibilità ingenti di liquidità.

“Le spese di gestione, gli affitti dei locali, le tasse sono rimaste invariate – conclude
De Santis – a fronte, invece, di un importante calo di fatturato. In questo lockdown le imprese non hanno più la stabilità che avevano l’anno scorso: dopo un anno hanno già dato fondo ai risparmi familiari pur di resistere. Oggi la situazione è ancora più drammatica: parte del tessuto imprenditoriale dell’artigianato è compromesso, molto può fare la velocità e la quantità con cui i Sostegni verranno erogati, attraverso l’introduzione di un meccanismo più equo, veloce ed efficiente. Per quanto riguarda il Decreto Sostegni, rileviamo la scarsa portata dei sostegni a fondo perduto destinati alle imprese. Attendiamo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto ma siamo costretti a confermare il timore già espresso: gli aiuti che le imprese riceveranno rasentano il nulla. Gli 11 miliardi stanziati non bastano. Servono ulteriori risorse. Si doveva investire più su chi dà lavoro (le imprese) che su redditi di cittadinanza e di emergenza”.

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comunicato stampa

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