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Lavoro e occupazione. Sondaggio di Confartigianato Torino: le imprese artigiane (40%) che hanno almeno un dipendente e che pensano di licenziare sono il 14,5%, se ci sarà un secondo lockdown la percentuale potrebbe raddoppiare

Possibili futuri tagli del personale: costruzioni 12%; settore moda 20%; metalmeccanica 13%; settore food 17,5%; settore benessere 10%

Un’indagine di Confartigianato Torino sul tema lavoro, condotta su un campione di associati, conferma una valutazione pessimista degli artigiani sul futuro delle proprie imprese e sulla possibilità di mantenere invariato, nei primi mesi del 2021, il numero dei propri dipendenti.

Il sondaggio è rivolto alle micro e piccole imprese artigiane associate così rappresentato: il 60% è titolare di un’impresa individuale priva di dipendenti, un quarto sono imprese che hanno tra 2 e 4 addetti (tra titolari e dipendenti), il restante campione ha più di 4 addetti.

In prossimità delle feste natalizie e con la spada di Damocle di una possibile terza ondata di recrudescenza dovuta ai contagi da Covid, gli effetti negativi sull’economia stanno causando una ipotetica emorragia di posti di lavoro, proiettata nei primi mesi del nuovo anno, soprattutto nei settori maggiormente colpiti dalla crisi.

In questo contesto, le misure varate dal Governo per fronteggiare le conseguenze economiche e occupazionali derivanti dall’emergenza epidemiologica da Covid-19, come Cig, sussidi, garanzie pubbliche sulla liquidità erogata dalle banche e soprattutto il blocco dei licenziamenti, hanno finora consentito di arginare il problema dell’occupazione. Una recente indagine di Bankitalia stima che siano circa 600mila i licenziamenti evitati grazie a queste misure.

La Cig in proroga per altre 12 settimane del 2021 e i licenziamenti permessi a partire da aprile sono previsti nella legge di Bilancio 2021. Questa manovra ha imposto, ad oggi, alle imprese artigiane di mantenere intatto l’organico. Ma cosa potrà succedere dopo?

Secondo il sondaggio, se non ci sarà una terza ondata epidemiologica e quindi un terzo lockdown, le imprese artigiane (40%) che hanno almeno un dipendente e che pensano di licenziare in un prossimo futuro sono il 14,5%, se ci dovesse essere un nuovo lockdown la percentuale potrebbe raddoppiare.

I settori merceologici interessati ai licenziamenti: costruzioni 12%, giustificato dal fatto che l’edilizia è ferma al palo, rallentata anche dall’annullamento delle commesse relative al comparto residenziale e laddove viene chiesto alle imprese artigiane lo sconto in fattura e/o la cessione del credito per i bonus ( 50,65,90,110) spesso molte si tirano indietro per carenza di liquidità e per complessità burocratiche; per il settore moda si parla di un taglio del 20%: le 1.621 imprese artigiane del comparto moda del Piemonte (tessile, abbigliamento, pelle), con 5579 addetti (a Torino sono 627 con 1753 addetti), risultano tra quelle che stanno subendo il peggior impatto negativo dall’emergenza sanitaria: sono state le prime a chiudere le saracinesche per il primo lockdown e oggi devono fare i conti con gli incassi più che dimezzati di una stagione che si teme non possa ripartire a pieno regime neanche con le feste natalizie semi blindate e con l’annullamento di cerimonie ed eventi; nella metalmeccanica il taglio previsto è del 13%; nel settore food, se dovesse andare male la vendita durante la finestra natalizia, si parla di ridurre i posti di lavoro del 17,5%; per il settore benessere è prevista una “diminutio” del personale del 10%.

L’alternativa al licenziamento per le ditte individuali che non hanno dipendenti, è la chiusura entro fine anno di un terzo delle imprese.

“In questo contesto lavorativo di profonda crisi-commenta Dino De Santis, Presidente di Confartigianato Torino-le imprese stanno facendo i salti mortali per continuare a lavorare, per garantire i posti di lavoro e gli stipendi ai dipendenti, intaccando anche il patrimonio personale per andare avanti e non arrendersi alla chiusura forzata.”

“Ma, la norma che vieta i licenziamenti fino a fine marzo rischia di penalizzare le nostre imprese -continua De Santis-in quanto implica costi diretti e indiretti elevatissimi che ancora una volta vengono scaricati sull’impresa, che è chiamata a farsi carico delle inadeguatezze della politica in materia di lavoro”.

“Molte imprese sono a conduzione familiare e molte hanno ereditato l’impresa con una staffetta generazionale-conclude De Santis-i dipendenti e le loro famiglie rappresentano, per il titolare, una seconda famiglia da salvaguardare, anche perché sulla professionalità dei collaboratori fonda la gran parte del patrimonio e del successo delle imprese. Ma, le imprese non possono essere trasformate in ammortizzatori sociali, c’è il serio rischio di rinviare ad aprile chiusure di intere filiere di imprese artigiane. Temo che alla crisi sanitaria ed economica potrebbe presto subentrare una crisi sociale senza precedenti”.

Comunicato stampa

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