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La stretta monetaria soffoca le piccole imprese. De Santis: “Servono nuove forme di finanziamento, innovare strumenti come la garanzia pubblica e privata e una riforma del Fondo centrale di garanzia”

“La BCE non ha colto nemmeno questa occasione per frenare la crescita dei tassi. Sarà un disastro! Si rischia di frenare lo sviluppo delle nostre imprese; la marginalità viene contratta all’osso e dunque anche la volontà di mettere in atto quelle misure utili ad aumentare la propria competitività: evoluzioni di processo, acquisto di nuovi macchinari, rivoluzione degli spazi di lavoro. Ma tutto questo costa e le MPI rischiano di non poterselo permettere, contraendo così drammaticamente la propria capacità di stare sul mercato ed esprimere tutto il loro valore”. Lo afferma Dino De Santis, Presidente di Confartigianato Torino.

“Con il nuovo rialzo approvato nella seduta del 14 settembre -afferma De Santis – la BCE, in poco più di dodici mesi ha rialzato i tassi ufficiali 10 volte. È presumibile, quindi, che nel corso dell’anno si propagheranno effetti restrittivi sulla propensione ad investire. Una “tempesta perfetta” dato che si aggiunge ad altri diffusi segnali di rallentamento del ciclo economico”.
I rialzi dei tassi di interesse hanno allargato la distanza, ormai strutturale, del mondo del credito tradizionale dalle esigenze della micro e piccola impresa.

È indispensabile–sostiene De Santis– alleggerire le PMI dalla dipendenza bancaria, individuando nuove forme di accesso al credito indispensabili per lo sviluppo delle piccole imprese e per rafforzare il Made in Italy. Serve una spinta alla innovazione dei tradizionali servizi per il credito, soprattutto, gli strumenti finora utilizzati, come la garanzia, pubblica e privata”.

“In questi ultimi anni – conclude De Santis – abbiamo assistito ad un’attività straordinaria del Fondo di Garanzia per le PMI, in particolare nel periodo Covid. La situazione dell’accesso al credito delle piccole imprese va quindi affrontata anche con una riforma del Fondo centrale di garanzia che deve sapersi adeguare strutturalmente alle mutate condizioni di mercato, cessando di operare ‘in emergenza’ e recuperando in modo strutturale la sua funzione di sostegno a quelle imprese che incontrano le maggiori difficoltà nel rapporto con il canale bancario. Non da meno va trascurata l’esigenza, sollecitata da tempo da Confartigianato e ormai ineludibile, di superare le strettoie del credito ordinario con un intervento diretto del pubblico che, laddove il mercato ha dimostrato di fallire, possa intervenire a supporto delle micro e piccole imprese con un mix di strumenti di incentivazione e di credito agevolato, ispirato ad un’efficace azione di programmazione delle politiche di sostegno all’impresa diffusa”.

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