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EDILIZIA – Bonus 110%: in Piemonte poco più di 853 pratiche approvate per un totale di 116milioni

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Dino De Santis (Presidente Confartigianato Torino): “La burocrazia e le norme contorte ne stanno frenando la partenza. Il Governo approfitti del Decreto Semplificazioni”. 

In Piemonte il Super Ecobonus 110% vale 116milioni di euro di detrazioni, frutto delle 853 pratiche approvate, quindi risultate in regola con i documenti e le asseverazioni.

Sono questi i numeri dell’analisi realizzata dall’
Ufficio Studi di Confartigianato nazionale sulle “Statistiche del Super Ecobonus 110% in Piemonte”, su dati rilevati fino al 17 maggio scorso dall’ENEA e dal Ministero dello Sviluppo Economico, e recentemente presentati alla Camera.

In tutta Italia, sono 14.450 le pratiche approvate (risultate valide perché con documenti ed asseverazioni in regola), per un ammontare totale di 1miliardo e 823milioni di euro. Tra le regioni che più stanno sfruttando questa opportunità, in testa la Lombardia con 260milioni e 1.905 interventi, seguita dal Veneto con 1.873 interventi e 197milioni, e il Lazio con 1.381 interventi per 161milioni.

I dati del Piemonte relativi alle pratiche completate, posizionano la nostra regione al nono posto a livello nazionale. Non possiamo dirci soddisfatti perché se analizziamo i numeri nel dettaglio scopriamo che poco più del 9% delle domande arriva dai condomini, ovvero i beneficiari per cui il bonus 110% era stato pensato – commenta Stefano Vanzini, Presidente Anaepa Confartigianato Edilizia Torino – se non verrà dato tempo ai condomini di avviare i cantieri avremo perso l’occasione per riqualificare e mettere in sicurezza migliaia di edifici. Ricordiamo poi che in un condominio occorrono ben 36 atti, tra la prima riunione fino al documento di VIA con il quale si apre il cantiere: tutto questo ci pare un accanimento burocratico”.

Dall’analisi di Confartigianato, emerge anche come in questi primi 9 mesi di attività del 110%, l’Agenzia delle Entrate abbia dovuto fornire 6.500 chiarimenti su tutto il territorio nazionale.

“Un segnale inequivocabile dei dubbi e delle troppe incertezze che gravano sul futuro del superbonus – continua
Vanzini – così si rischia di scoraggiare gli investimenti delle imprese e dei cittadini e non si concretizzano gli obiettivi di transizione ecologica”.

Secondo le imprese artigiane, abusi edilizi, verifica di conformità e fondo speciale sono le 3 più grandi problematiche che rallentano l’accesso al superbonus per i condomini. Per quanto riguarda la prima, l’articolo 49 è sempre esistito ma, la necessità per il tecnico di asseverare lo stato legittimo delle parti comuni per poter richiedere il titolo edilizio e la consapevolezza che nel caso di eventuali controlli, ciò che si rischia non è il 50% di una piccola spesa, ma il 110% di un intervento quasi sempre da centinaia di migliaia di euro, sono ovviamente un freno. Per la seconda, la pandemia ha trasformato l’accesso agli atti necessaria per i documenti che servono per verificare la presenza di eventuali abusi edilizi una vera e propria mission impossibile. La Terza, sottovalutata, riguarda l’obbligo previsto (e mai derogato da alcuna norma) dall’art. 1135, comma 4 del Codice Civile che obbliga il condominio a costituire un fondo speciale di importo pari all’ammontare dei lavori. Fondo che può essere costituito anche in funzione di un progressivo stato di avanzamento.

“In questa fase così delicata della nostra economia – sottolinea Dino De Santis, Presidente di Confartigianato Torino – è essenziale che il Governo approfitti del Decreto Semplificazioni per una profonda opera di sburocratizzazione che consenta allo strumento di esprimere il suo potenziale ora fiaccato dall’eccessivo fardello burocratico e per fornire certezze e garanzie agli imprenditori e ai cittadini sul suo prolungamento almeno sino a fine 2023. Consentendo a tutti di programmare gli interventi previsti dall’incentivo e rimettere in moto la fetta di economia basata sul sistema casa”.

“In caso contrario – rimarca De Santis – avremmo sprecato l’ennesima occasione per trasformare gli annunci in azioni concrete e per garantire l’operatività di una misura che la Commissione europea ha indicato tra le più efficaci per rilanciare lo sviluppo
”.

Per Vanzini, è proprio l’incertezza a far male al mercato delle costruzioni: “La politica ‘a singhiozzo’ è deleteria perché senza certezze di poter completare le opere entro giugno 2023, chi deve decidere se dare avvio ai lavori non lo farà, provocando lo stop improvviso delle attività delle imprese, soprattutto per quelle artigiane di piccole e piccolissime dimensioni, che non possono dedicare troppo tempo e significative risorse economiche per affiancare i professionisti nelle varie fasi della progettazione e della verifica di fattibilità Le difficoltà burocratiche che si stanno incontrando dimostrano quanto la riforma e la digitalizzazione della pubblica amministrazione siano la chiave di volta anche per la transizione ecologica che attende il nostro Paese. Si faccia tesoro di quanto sta avvenendo per il superbonus per rendere più agevoli i processi di trasformazione futuri”.

“Le nostre chance di ripresa nei prossimi anni – conclude
De Santis – dipenderanno in gran parte anche dagli interventi sul nostro patrimonio immobiliare e quindi dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), documento varato il 26 aprile e già ricevuto dalla Commissione europea”. 

Scarica il
comunicato stampa

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