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Dino De Santis: “Valorizziamo la tecnologia, sfruttiamo i dati ma restiamo umani e, soprattutto, imprenditori artigiani”

IMPRESE E INTELLIGENZA ARTIFICIALE – 331mila aziende piemontesi in difficoltà e 1.370mila addetti a rischio: ecco l’impatto incontrollato dell’intelligenza artificiale e dell’automazione in Piemonte.

 

173 professioni esposte, 331mila aziende in difficoltà e 1.370mila addetti a rischio.

È questo l’impatto che in Piemonte potrebbe avere una gestione incontrollata dell’intelligenza artificiale e dell’uso distorto e poco etico dell’automazione dei processi nelle attività economiche e nell’occupazione (177mila imprese e circa 800 mila addetti a Torino).

Al contrario, se gestiti in modo oculato, questi due fattori potrebbero rappresentare una grande opportunità di crescita e cambiamento.

Su tutto questo vuole fare luce l’analisi realizzata dall’Ufficio Studi di Confartigianato.

Per ora solo un’esigua percentuale delle piccole imprese utilizza l’intelligenza artificiale per svolgere le proprie attività in modo più efficiente e preciso, quindi per migliorare i prodotti, organizzare le linee produttive, gestire i magazzini e incrementare i servizi offerti.

“Dobbiamo valorizzare la tecnologia, sfruttare la lettura dei dati ma restare umani e, soprattutto, rimanere imprenditori artigiani – commenta Dino De Santis, Presidente di Confartigianato Torino – Dobbiamo prepararci a scoprire e, soprattutto, governare, un mondo in cui l’intelligenza artificiale potrebbe diventare il fulcro dell’innovazione aziendale aprendo le porte a una nuova era di prodotti evoluti e rivoluzionarie funzionalità, senza però esserne travolti. La sinergia tra il mondo fisico, rappresentato dalla maestria umana, e il digitale, incarnato dalle macchine intelligenti e l’automazione rappresenta anche una sfida imminente per le piccole e medie imprese del nostro territorio”.

Delle 331.575 aziende del Piemonte toccate da intelligenza artificiale e contestuale robotizzazione di processi, 95.260 realtà sono a basso rischio impatto, 187.155 a medio impatto mentre 49.160 potrebbero subire un impatto elevato.

Mentre tra le 89.424 imprese artigiane del Piemonte (40.982 a Torino), 1.643 subirebbe un impatto basso, 64.437 avrebbe un impatto medio e 23.344 subirebbe un impatto alto.

Situazione analoga tra gli addetti del Piemonte: tra i 1.368.467 lavoratori, 263.259 sono a basso rischio, 709.612 sono a medio rischio e 395.596 sono ad alto rischio. Tra i 213.679 dipendenti artigiani del Piemonte (93.074 a Torino), 3.455 sono a basso rischio, 136.279 sono a medio rischio e 73.945 sono ad alto rischio.

Gli ambiti di applicazione dell’intelligenza artificiale nelle piccole imprese: in questo momento l’AI viene adottata, in particolare, per la manutenzione predittiva o il controllo qualità della produzione, la funzione di marketing o vendite, ad esempio per funzioni di assistenza ai clienti o campagne promozionali personalizzate, la sicurezza informatica e l’organizzazione dei processi di amministrazione aziendale, come l’analisi dati a supporto degli investimenti o per effettuare previsioni di vendita; con quote più contenuta l’uso di IA per le funzioni di logistica e la gestione delle risorse umane.

Le piccole imprese utilizzano gli “strumenti intelligenti” per l’estrazione di conoscenza e informazione da documenti di testo, per la conversione della lingua parlata in formati leggibili da dispostivi informatici attraverso tecnologie di riconoscimento vocale, per identificare oggetti o persone sulla base di immagini, e per l’automatizzazione di flussi di lavoro attraverso software robot. A seguire, l’uso per generare linguaggio scritto o parlato – generazione del linguaggio naturale – per analizzare dati attraverso l’apprendimento automatico – machine learning, deep learning e reti neurali – e consentire il movimento fisico delle macchine tramite decisioni autonome basate sull’osservazione dell’ambiente circostante – robot o droni autonomi, veicoli a guida.

“In ogni caso – riprende De Santis- è imperativo fornire un sostegno tangibile alle piccole e medie realtà durante la transizione digitale, un processo complesso che richiede tecnologie interconnesse e, soprattutto, competenze, mentalità aperta al cambiamento e capacità di adattamento. È essenziale avviare un dibattito approfondito sull’interazione sempre più intensa tra l’uomo e la macchina, esaminando a 360 gradi le difficoltà e le opportunità sia per le imprese che per i dipendenti”.

Secondo Confartigianato Torino, infatti, se questo processo non viene adeguatamente gestito, potrebbe causare una temuta “disoccupazione tecnologica” che colpisce duramente le aziende e i lavoratori.

“La sfida tra automazione e artigianalità – sottolinea De Santis– sarà affrontata dalle imprese solo attraverso investimenti mirati nella formazione specifica, ampliando le competenze richieste dal mercato (soprattutto nei servizi personalizzati) e potenziando le competenze informatiche che si abbinano a qualsiasi settore. La rapidità degli sviluppi scientifici e informatici sta portando a una trasformazione digitale dei sistemi produttivi, con vantaggi innegabili in termini di innovazione, ma comportando anche inevitabilmente alcuni svantaggi, come la sostituzione dei lavoratori con macchine e tecnologie in diverse aziende”.

“La nostra regione non è esente da questo cambiamento – conclude De Santis- tuttavia, come dimostra un nostro recente studio, il lavoro umano, l’esperienza e le abilità, incluso il lavoro manuale, si rivelano indispensabili in molti settori e filiere produttive, di cui la nostra regione può vantarsi. Sostenute da un elevato livello di formazione, queste filiere rappresentano un’eccellenza che perderà la propria unicità senza il contributo umano. Stiamo per affrontare una nuova era in cui la fusione sinergica tra intelligenza artificiale e competenze umane ci porterà verso un futuro sorprendente e pieno di possibilità”.

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