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Dino De Santis: “Oltre alla mancanza di materiali e al loro costo proibitivo, nel settore Edilizio registriamo anche la carenza di manodopera qualificata”

L’edilizia piemontese pare essersi lasciata alle spalle la crisi causata dalla pandemia anche se sul futuro pesano ancora incertezze e preoccupazioni.

I dati del Piemonte sul Superbonus 110%, raffrontando il 2021 (agosto) con il 2022 (ottobre), dicono come le percentuali degli investimenti ammessi a detrazione siano passate dal 4,6% del 2021 (agosto) al 50,9% del 2022 (ottobre) In pratica in 14 mesi c’è stato un incremento del 46,3% .

L’analisi delineata nel report dell’Ufficio Studi Nazionale di Confartigianato, “Edilizia, incentivi e ricadute su economia e imprese”, dice che come corso della ripresa post-pandemia l’edilizia in Italia abbia assunto il ruolo di locomotiva d’Europa del settore. Tra il 2019 e il 2022 il recupero del valore aggiunto delle costruzioni in Unione europea è interamente sostenuto dall’aumento di 16,0 miliardi di euro dell’Italia, a fronte di un calo di 7,7 miliardi nei rimanenti 26 paesi dell’Unione. Nel dettaglio si registra un calo di 10,8 miliardi di euro di Germania, Francia e Spagna messe insieme; tra i restanti 23 paesi, 14 danno un apporto positivo al valore aggiunto con una crescita cumulata di 7,7 miliardi di euro mentre altri 9 paesi segnano un calo, complessivamente pari a 4,6 miliardi di euro.

“Viviamo un momento particolarmente favorevole e propizio – commenta Chiara Ferraris, referente edilizia di Confartigianato Torino – ma su ciò che potrà avvenire al comparto nei prossimi mesi e anni ci sono tanti dubbi. Infatti, a livello nazionale, si stanno registrando le prime frenate”. 

E le preoccupazioni dei costruttori edili sono tre: i crediti d’imposta incagliati nei cassetti fiscali delle imprese, la mancanza di figure professionali adeguate e l’impennata dei costi dei prezzi alla produzione.

“Oltre alla mancanza di materiali e al loro costo ormai proibitivo – commenta Dino De Santis, Presidente di Confartigianato Torino – registriamo anche la carenza di manodopera qualificata: dai pavimentisti agli intonacatori, sono diverse le figure professionali di cui necessita il settore. Proprio perché l’edilizia è rimasta bloccata per oltre dieci anni, non c’è stato un adeguato ricambio generazionale di risorse umane”.

“Inoltre preoccupa la difficoltà di incontro tra domanda e offerta di lavoro – prosegue De Santis – i dati dicono che le imprese, per il 69,5% dei casi, faticano a trovare operai specializzati. Il tema che si apre è come trovare tutto questo personale, e non parlo solo di personale specializzato, ma sta diventando difficile trovare anche personale in generale. Per quanta fatica e sforzi si continui a fare per tenere in moto l’economia, risulta difficile proseguire in tal senso se non si trova una soluzione. Credo che sia compito nostro interrogarci e ottenere risposte prima che le imprese si trovino bloccate per mancanza di tali figure professionali, tanto da non poter più lavorare”.

L’altra preoccupazione arriva dalla crescita dei prezzi alla produzione, che stanno mettendo in seria difficoltà le imprese e i committenti, con il risultato di accordi commerciali sempre più difficili.

Secondo le analisi ISTAT, i costi per la realizzazione degli edifici residenziali in un solo mese di quest’anno, tra luglio e agosto, sono cresciuti del 3,1%, mentre per le infrastrutture, sempre nel medesimo arco di tempo, sono cresciuti del 3,4%. Se però si analizza il periodo 2019-2022, si nota che per il residenziale i costi sono aumentati dell’8,1% mentre per la realizzazione di strade e ferrovie i costi hanno subito una impennata dell’8,5%.

“Tutto è, ovviamente, dovuto all’aumento dei prezzi delle materie prime, dei semilavorati e dei prodotti finiti – sottolinea Ferraris – che costringe, tante imprese, ad accettare appalti sotto costo: questo non è giusto e non dobbiamo permetterlo. Perché questo fattore costituisce la precondizione per il fallimento di tante piccole realtà del settore.”

Per quanto riguarda gli interventi sul Superbonus -conclude Ferraris – c’è la necessità di garantire il rispetto degli impegni già assunti dalle imprese, salvaguardando, almeno, i lavori già avviati nel corso del 2022 con l’attuale intensità di aiuto pari al 110%. E’ poi fondamentale sbloccare i crediti d’imposta incagliati nei cassetti fiscali delle imprese sia attraverso una maggior flessibilità nell’utilizzo dei crediti e la previsione di un acquirente pubblico di ultima istanza sia con l’incremento della capacità fiscale delle banche consentendo di utilizzare i crediti acquisiti a compensazione delle somme che le banche stesse devono riversare all’erario per conto dei propri clienti.

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