Comunicato Fisco su immobili produttivi con dati locali

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CAPANNONI TASSATI COME SECONDE CASE

A TORINO IMU CON 10,60 PER MILLE

AL DI SOPRA DELLA MEDIA NAZIONALE DI 9,97 PER MILLE

IN MEDIA UN PICCOLO IMPRENDITORE PAGA 3.357 EURO

 

Imu e Tasi sugli immobili produttivi dividono l’Italia degli imprenditori. Il fisco colpisce capannoni, laboratori, strumenti di lavoro con una ‘giungla’ di aliquote diverse. Le più penalizzate sono le aziende dell’Umbria che, tra Imu e Tasi, subiscono un’aliquota del 10,34 per mille, affiancate da quelle della Campania, dove le aliquote di Imu e Tasi pesano per il 10,19 per mille, e della Sicilia con un’aliquota del 10,16 per mille.

A livello provinciale Torino risulta essere tra le città più tartassate infatti viene applicata l’aliquota massima di 10,60 per mille anche per gli immobili produttivi.

In vista della scadenza dei pagamenti di Imu prevista per venerdì 16 giugno, Confartigianato ha ‘fotografato’ il peso della tassazione immobiliare sulle imprese e ha tracciato una mappa delle aliquote di Imu e Tasi applicate dai Comuni italiani sugli immobili produttivi delle imprese.

Risultato: sugli immobili produttivi (capannoni, laboratori, strumenti di lavoro) i piccoli imprenditori pagano, in media, a testa 3.357 euro l’anno. Ma a far lievitare del 27,3% questa somma è la deducibilità solo del 20% dell’IMU dal reddito d’impresa e la totale indeducibilità dalla base imponibile IRAP. Quindi, oltre ad essere tassati con un’aliquota prossima a quella delle case di lusso, sugli immobili produttivi delle piccole imprese grava una sorta di ‘tassa sulla tassa’.

Nel 2014, tra Imu e Tasi, gli italiani hanno versato allo Stato 24,7 miliardi di euro. Tra il 2011 e lo scorso anno il prelievo fiscale sugli immobili è aumentato di 14,8 miliardi.

“Sui nostri laboratori, macchinari, capannoni – sottolinea Dino De Santis, Presidente di Confartigianato Torino – si concentra un prelievo fiscale sempre più forte, aggravato dalle complicazioni derivanti dalla giungla di aliquote diverse. Che fine ha fatto l’annunciata riforma della tassazione immobiliare all’insegna della semplificazione e della riduzione delle aliquote? Si metta mano subito alla detassazione degli immobili produttivi (capannoni, laboratori, macchinari, attrezzature) che non possono essere considerati alla stregua delle seconde case.  Per noi i capannoni sono strumenti di lavoro, non beni di lusso!”

“Tutto questo  – conclude De Santis – fa scendere in picchiata i prezzi dei capannoni. Infatti per far fronte alla crisi molti proprietari di immobile produttivi affittano parte dello spazio ad altri imprenditori per condividere le spese ad esempio dell’IMU. Una tassa che non dovrebbe gravare  sugli immobile produttivi soprattutto quando produttivi non lo sono più. Per rendere più umano il peso del fisco sulla piccola impresa occorre al più preso intervenire sull’IMU pagata sugli immobili strumentali, rendendola completamente deducibile”.

Qui è possibile scaricare l’intero comunicato stampa.

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